I need someone who speaks and understands Italian to answer the questions below. You can write in English and I'll translate later. I still need to attach the supplementary articles and relevant reading assignments...

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“IL LIBRO DEL CORTEGIANO”: L’EDUCAZIONE MUSICALE COME ELEMENTO CRUCIALE DELLA FORMAZIONE CULTURALE DI UN GENTILUOMO.

Ne Il Libro del Cortegiano, Baldesar Castiglione si riferisce in modo specifico a quei filosofi dell’età classica che si erano posti il delicato problema concernente gli influssi che la musica esercita sulla psiche dell’uomo. Egli ne illustra in modo consistente le teorie:

E ricordomi aver già inteso che Platone ed Aristotele vogliono che l'om bene instituito sia ancor musico, e con infinite ragioni mostrano la forza della musica in noi essere grandissima, e per molte cause, che or saria lungo a dir, doversi necessariamente imparar da puerizia; non tanto per quella superficial melodia che si sente, ma per esser sufficiente ad indur in noi un novo abito bono ed un costume tendente alla virtú, il qual fa l'animo piú capace di felicità [...]

(Libro I, XLVII)

Partendo dal presupposto che prendendo parte alle esecuzioni musicali si possa raffinare la propria persona assimilando le qualità positive che distinguono la buona musica (armonia, bellezza, grazia, equilibrio ed eleganza), ne consegue che, diventando un musicista provetto, il gentiluomo potrà disporre di un potente mezzo per raggiungere gli stessi altissimi valori contemplati dalla società rinascimentale. Anche grazie alla musica, quindi, l’uomo di Corte potrà raggiungere l’equilibrio e l’armonia interiore, caratteristiche indispensabili per diventare un ‘‘perfetto’’ cortigiano. Ecco che «fare musica» a Corte diviene per Castiglione un’attività necessaria, se non oggettivamente mandatoria:

[..] avete a sapere ch'io non mi contento del cortegiano e s'egli non è ancor musico e se, oltre allo intendere ed esser sicuro a libro, non sa di varii instrumenti [...]

(Libro I, XLVII)

Castiglione è convinto che il cortigiano deve essere in grado di poter leggere uno spartito musicale per validi motivi; non solo perchè non c’è niente di meglio che cantare e suonare strumenti per allietare i momenti di “nobile” divertimento, ma soprattutto perchè “fare musica” dà la possibilità al corpo e all’animo dell’esecutore di riposare e rigenerarsi. Inoltre, in quel tempo si credeva che le esecuzioni musicali costituissero un mezzo appropriato per allietare le donne che, già in passato, si erano rivelate particolarmente affascinate da un’arte tanto graziosa e sensibile:

[..] niuno riposo de fatiche e medicina d'animi infermi ritrovar si po piú onesta e laudevole nell'ocio, che questa; e massimamente nelle corti, dove, oltre al refrigerio de' fastidi che ad ognuno la musica presta, molte cose si fanno per satisfar alle donne, gli animi delle quali, teneri e molli, facilmente sono dall'armonia penetrati e di dolcezza ripieni. Però non è maraviglia se nei tempi antichi e nei presenti sempre esse state sono a' musici inclinate ed hanno avuto questo per gratissimo cibo d'animo.

(Libro I, XLVII)

Ne Il Libro del Cortegiano, Castiglione ribadisce un altro aspetto cruciale della tradizione nei confronti delle manifestazioni musicali intese come fenomeni sacri. Egli ricorda ai suoi interlocutori che la musica non è altro che un’eco distante emessa dal movimento eterno delle sfere celesti, la più alta delle quali è tenuta in movimento direttamente da Dio. Il cielo più alto trasmette direttamente la spinta dinamica divina ai cieli sottostanti, generando così un’armonia assolutamente perfetta; questa è in grado di risvegliare gli animi degli individui, permettendo loro di riscoprire e recuperare l’archetipiche qualità e il vigore delle più nobili virtù umane:

[...] perch'io v'entrarò in un gran pelago di laude della musica; e ricordarò quanto sempre appresso gli antichi sia stata celebrata e tenuta per cosa sacra, e sia stato opinione di sapientissimi filosofi il mondo esser composto di musica e i cieli nel moversi far armonia, e l'anima nostra pur con la medesima ragion esser formata, e però destarsi e quasi vivificar le sue virtú per la musica. Per il che se scrive Alessandro alcuna volta esser stato da quella cosí ardentemente incitato, che quasi contra sua voglia gli bisognava levarsi dai convivii e correre all'arme; poi, mutando il musico la sorte del suono, mitigarsi e tornar dall'arme ai convivii. E dirovvi il severo Socrate, già vecchissimo, aver imparato a sonare la citara.

(Libro I, XLVII)

[...] estimo per le ragioni che voi dite e per molte altre esser la musica non solamente ornamento, ma necessaria al cortegiano.

[...] non voglio che 'l nostro cortegiano faccia come molti, che súbito che son giunti ove che sia, e alla presenzia ancor di signori de' quali non abbiano notizia alcuna, senza lasciarsi molto pregare si metteno a far ciò che sanno e spesso ancor quel che non sanno; di modo che par che solamente per quello effetto siano andati a farsi vedere e che quella sia la loro principal professione. Venga adunque il cortegiano a far musica come a cosa per passar tempo e quasi sforzato, e non in presenzia di gente ignobile, né di gran moltitudine; e benché sappia ed intenda ciò che fa, in questo ancor voglio che dissimuli il studio e la fatica che è necessaria in tutte le cose che si hanno a far bene, e mostri estimar poco in se stesso questa condizione, ma, col farla eccellentemente, la faccia estimar assai dagli altri.

(Libro II, XII)

[...] fuggir quanto piú si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia [...] (Libro I, XXVI)

Questo ancor, - disse, - si verifica nella musica, nella quale è vicio grandissimo far due consonanzie perfette l'una dopo l'altra; tal che il medesimo sentimento dell'audito nostro l'aborrisce e spesso ama una seconda o settima, che in sé è dissonanzia aspera ed intollerabile; e ciò procede che quel continuare nelle perfette genera sazietà e dimostra una troppo affettata armonia; il che mescolando le imperfette si fugge, col far quasi un paragone, donde piú le orecchie nostre stanno suspese e piú avidamente attendono e gustano le perfette, e dilettansi talor di quella dissonanzia della seconda o settima, come di cosa sprezzata. - Eccovi adunque, - rispose il Conte, - che in questo nòce l'affettazione, come nell'altre cose.

Bella musica, - rispose messer Federico, - parmi il cantar bene a libro sicuramente e con bella maniera; ma ancor molto piú il cantare alla viola perché tutta la dolcezza consiste quasi in un solo e con molto maggior attenzion si nota ed intende il bel modo e l'aria non essendo occupate le orecchie in piú che in una sol voce, e meglio ancor vi si discerne ogni piccolo errore; il che non accade cantando in compagnia perché l'uno aiuta l'altro.

(Libro II, XIII)

Nel Libro III del suo trattato, Castiglione valuta anche se sia opportuno o meno per le donne aristocratiche dedicarsi alle attività musicali:

[...] non vorrei vederla [...] cantar o sonar quelle diminuzioni forti e replicate, che mostrano piú arte che dolcezza; medesimamente gli instrumenti di musica che ella usa, secondo me, debbono esser conformi a questa intenzione. Imaginatevi come disgraziata cosa saria veder una donna sonare tamburri, piffari o trombe, o altri tali instrumenti; e questo perché la loro asprezza nasconde e leva quella soave mansuetudine, che tanto adorna ogni atto che faccia la donna. Però quando ella viene a danzar o a far musica di che sorte si sia, deve indurvisi con lassarsene alquanto pregare e con una certa timidità, che mostri quella nobile vergogna che è contraria della impudenzia. (Libro III, VIII)

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