I need someone who speaks and understands Italian to answer the questions below. You can write in English and I'll translate later. I still need to attach the supplementary articles and relevant reading assignments...

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Machiavelli: “La mandragola” (1518)

CANZONE iniziale

da dirsi innanzi alla commedia, cantata da ninfe e pastori insieme

Perché la vita è brieve e molte son le pene che vivendo e stentando ognun sostiene; dietro alle nostre voglie, andiam passando e consumando gli anni, ché chi il piacer si toglie per viver con angosce e con affanni, non conosce gli inganni del mondo; o da quai mali e da che strani casi oppressi quasi - sian tutti i mortali. Per fuggir questa noia eletta solitaria vita abbiamo, e sempre in festa e in gioia

giovin' leggiadri e liete Ninfe stiamo. Or qui venuti siamo con la nostra armonia, sol per onorar questa sì lieta festa - e dolce compagnia. Ancor ci ha qui condutti il nome di colui che vi governa, in cui si veggon tutti i beni accolti in la sembianza eterna. Per tal grazia superna, per sì felice stato potete lieti stare, godere e ringraziare - chi ve lo ha dato.

ATTO PRIMO

Scena prima : Callimaco, Siro

[…] Callimaco - Ma, parendo alla Fortuna che io avessi troppo bel tempo, fece che e' capitò a Parigi uno Cammillo Calfucci. Siro Io comincio a 'ndovinarmi del male vostro

Callimaco - Costui, come li altri fiorentini, era spesso convitato da me; e, nel ragionare insieme, accadde un giorno che noi venimo in disputa dove erano più belle donne, o in Italia o in Francia. E perché io non potevo ragionare delle italiane, sendo sì piccolo quando mi parti', alcuno altro fiorentino, che era presente, prese la parte franzese, e Cammillo la italiana; e, dopo molte ragione assegnate da ogni parte, disse Cammillo, quasi che irato, che, se tutte le donne italiane fussino monstri, che una sua parente era per riavere l'onore loro.

136 b

Siro - Io sono or chiaro di quello che voi volete dire.

Callimaco - E nominò madonna Lucrezia, moglie di messer Nicia Calfucci: alla quale e' dètte tante laude e di bellezza e di costumi, che fece restare stupidi qualunque di noi, ed in me destò tanto desiderio di vederla, che io, lasciato ogni altra deliberazione, né pensando più alle guerre o alle pace d'Italia, mi messi a venire qui. Dove arrivato, ho trovato la fama di madonna Lucrezia essere minore assai che la verità, il che occorre rarissime volte, e sommi acceso in tanto desiderio d'esser seco, che io non truovo loco.

Siro Se voi me n'avessi parlato a Parigi, io saprei che consigliarvi; ma ora non so io che mi vi dire.

Callimaco - Io non ti ho detto questo per voler tua consigli, ma per sfogarmi in parte, e perché tu prepari l'animo adiutarmi, dove el bisogno lo ricerchi.

Siro - A cotesto son io paratissimo; ma che speranza ci avete voi?

Callimaco - Ehimè! nessuna. Siro - O perché?

Callimaco - Dirotti. In prima mi fa guerra la natura di lei, che è onestissima ed al tutto aliena dalle cose d'amore l'avere el marito ricchissimo, e che ai tutto si lascia governare da lei, e, se non è giovane, non è al tutto vecchio, come pare; non avere parenti o vicini, con chi ella convenga ad alcuna vegghia o festa o ad alcuno altro piacere, di che si sogliono dilettare le giovane. Delle persone meccaniche non gliene càpita a casa nessuna; non ha fante né famiglio, che non triemi di lei: in modo che non c'è luogo ad alcuna corruzione.

Siro - Che pensate, adunque, di poter fare?

Callimaco - E' non è mai alcuna cosa sì disperata, che non vi sia qualche via da poterne sperare; e benché la fussi debole e vana, e la voglia e 'l desiderio, che l'uomo ha di condurre la cosa, non la fa parere così.

Siro - Infine, e che vi fa sperare?

Callimaco - Dua cose: l'una, la semplicità di messer Nicia, che, benché sia dottore, egli è el più semplice ed el più sciocco uomo di Firenze, l'altra, la voglia che lui e lei hanno d'avere figliuoli, che, sendo stata sei anni a marito e non avendo ancora fatti, ne hanno, sendo ricchissimi, un desiderio che muoiono. Una terza ci è, che la sua madre è suta buona compagna, ma la è ricca, tale che io non so come governarmene.

Siro - Avete voi per questo tentato per ancora cosa alcuna?

Callimaco - Sì ho, ma piccola cosa. Siro - Come?

Callimaco - Tu conosci Ligurio, che viene continuamente a mangiar meco. Costui fu già sensale di matrimoni, dipoi s'è dato a mendicare cene e desinari; e perché gli è piacevole uomo, messer Nicia tiene con lui una stretta dimestichezza, e Ligurio l'uccella; e benché non lo meni a mangiare seco, li presta alle volte danari. Io me l'ho fatto amico, e gli ho comunicato el mio amore: lui m'ha promesso d'aiutarmi con le mane e co' piè. Siro - Guardate e' non v'inganni: questi pappatori non sogliono avere molta fede.

Callimaco - Egli è el vero. Nondimeno, quando una cosa fa per uno, si ha a credere, quando tu gliene communichi, che ti serva con fede. Io gli ho promesso, quando e' riesca, donarli buona somma di danari; quando e' non riesca, ne spicca un desinare ed una cena, ché ad ogni modo i' non mangerei solo.

136 c

Siro - Che ha egli promesso, insino a qui, di fare?

Callimaco - Ha promesso di persuadere a messer Nicia che vada con la sua donna al bagno in questo maggio. Siro - Che è a voi cotesto?

Callimaco - Che è a me! Potrebbe quel luogo farla diventare d'un'altra natura, perché in simili lati non si fa se non festeggiare; ed io me n'andrei là, e vi condurrei di tutte quelle ragion' piaceri che io potessi, né lascerei indrieto alcuna parte di magnificenzia; fare'mi familiar suo, del marito... che so io? Di cosa nasce cosa, e 'l tempo la governa. Siro - E' non mi dispiace.

Callimaco - Ligurio si partì questa mattina da me, e disse che sarebbe con messer Nicia sopra questa cosa, e me ne risponderebbe. Siro - Eccogli di qua insieme.

Callimaco - Io mi vo' tirare da parte, per essere a tempo a parlare con Ligurio, quando si spicca dal dottore. Tu, intanto, ne va' in casa alle tue faccende; e, se io vorrò che tu faccia cosa alcuna, io tel dirò.

Siro - Io vo. […]

136 d

ATTO TERZO

Scena nona - Fra' Timoteo solo

Fra' Timoteo - Io non so chi si abbi giuntato l'uno l'altro. Questo tristo di Ligurio ne venne a me con quella prima novella, per tentarmi, acciò, se io li consentivo quella, m'inducessi più facilmente a questa; se io non gliene consentivo, non mi arebbe detta questa, per non palesare e disegni loro sanza utile, e di quella che era falsa non si curavano. Egli è vero che io ci sono suto giuntato; nondimeno, questo giunto è con mio utile. Messer Nicia e Callimaco sono ricchi, e da ciascuno, per diversi rispetti, sono per trarre assai; la cosa convien stia secreta, perché l'importa così a loro, a dirla, come a me. Sia come si voglia, io non me ne pento. È ben vero che io dubito non ci avere dificultà, perché madonna Lucrezia è savia e buona: ma io la giugnerò in sulla bontà. E tutte le donne hanno alla fine poco cervello; e come ne è una sappi dire dua parole, e' se ne predica, perché in terra di ciechi chi vi ha un occhio è signore. Ed eccola con la madre, la quale è bene una bestia, e sarammi uno grande adiuto a condurla alle mia voglie.

Scena decima - Sostrata, Lucrezia

Sostrata - Io credo che tu creda, figliuola mia, che io stimi l'onore ed el bene tuo quanto persona del mondo, e che io non ti consiglierei di cosa che non stessi bene. Io ti ho detto e ridicoti, che se fra' Timoteo ti dice che non ti sia carico di conscienzia, che tu lo faccia sanza pensarvi.

Lucrezia - Io ho sempremai dubitato che la voglia, che messer Nicia ha d'avere figliuoli, non ci facci fare qualche errore; e per questo, sempre che lui mi ha parlato di alcuna cosa, io ne sono stata in gelosia e sospesa, massime poi che m'intervenne quello che vi sapete, per andare a' Servi. Ma di tutte le cose, che si son tentate, questa mi pare la più strana, di avere a sottomettere el corpo mio a questo vituperio, ad esser cagione che uno uomo muoia per vituperarmi: perché io non crederrei, se io fussi sola rimasa nel mondo e da me avessi a risurgere l'umana natura, che mi fussi simile partito concesso.

Sostrata - Io non ti so dire tante cose, figliuola mia. Tu parlerai al frate, vedrai quello che ti dirà, e farai quello che tu dipoi sarai consigliata da lui, da noi, da chi ti vuole bene.

Lucrezia - Io sudo per la passione.

Scena undecima- Fra' Timoteo, Lucrezia, Sostrata

Fra' Timoteo - Voi siate le ben venute. Io so quello che voi volete intendere da me, perché messer Nicia m'ha parlato. Veramente, io sono stato in su' libri più di dua ore a studiare questo caso, e, dopo molte essamine, io truovo di molte cose che, ed in particulare ed in generale, fanno per noi.

Lucrezia - Parlate voi da vero o motteggiate?

Fra' Timoteo - Ah, madonna Lucrezia! Sono, queste, cose da motteggiare? Avetemi voi a conoscere ora?

Lucrezia - Padre, no; ma questa mi pare la più strana cosa che mai si udissi.

Fra' Timoteo - Madonna, io ve lo credo, ma io non voglio che voi diciate più così. E' sono molte cose che discosto paiano terribili, insopportabili, strane, che, quando tu ti appressi loro, le riescono umane, sopportabili, dimestiche, e però si dice che sono maggiori li spaventi che e mali: e questa è una di quelle.

Lucrezia - Dio el voglia!

140 b

Fra' Timoteo - Io voglio tornare a quello, ch'io dicevo prima. Voi avete, quanto alla conscienzia, a pigliare questa generalità, che, dove è un bene certo ed un male incerto, non si debbe mai lasciare quel bene per paura di quel male. Qui è un bene certo, che voi ingraviderete, acquisterete una anima a messer Domenedio; el male incerto è che colui che iacerà, dopo la pozione, con voi, si muoia; ma e' si truova anche di quelli che non muoiono. Ma perché la cosa è dubia, però è bene che messer Nicia non corra quel periculo. Quanto allo atto, che sia peccato, questo è una favola, perché la volontà è quella che pecca, non el corpo; e la cagione del peccato è dispiacere al marito, e voi li compiacete; pigliarne piacere, e voi ne avete dispiacere. Oltr'a di questo, el fine si ha a riguardare in tutte le cose: el fine vostro si è riempiere una sedia in paradiso, e contentare el marito vostro. Dice la Bibia che le figliuole di Lotto, credendosi essere rimase sole nel mondo, usorono con el padre; e, perché la loro intenzione fu buona, non peccorono.

Lucrezia - Che cosa mi persuadete voi?

Sostrata - Làsciati persuadere, figliuola mia. Non vedi tu che una donna, che non ha figliuoli, non ha casa? Muorsi el marito, resta come una bestia, abandonata da ognuno.

Fra' Timoteo - Io vi giuro, madonna, per questo petto sacrato, che tanta conscienzia vi è ottemperare in questo caso al marito vostro, quanto vi è mangiare carne el mercoledì, che è un peccato che se ne va con l'acqua benedetta.

Lucrezia - A che mi conducete voi, padre?

Fra' Timoteo - Conducovi a cose, che voi sempre arete cagione di pregare Dio per me; e più vi satisfarà questo altro anno che ora.

Sostrata - Ella farà ciò che voi volete. Io la voglio mettere stasera al letto io. Di che hai tu paura, moccicona? E' ci è cinquanta donne, in questa terra, che ne alzerebbono le mani al cielo.

Lucrezia - Io sono contenta: ma io non credo mai essere viva domattina.

Fra' Timoteo - Non dubitar, figliuola mia: io pregherrò Iddio per te, io dirò l'orazione dell'Angiolo Raffaello, che ti accompagni. Andate, in buona ora, e preparatevi a questo misterio, ché si fa sera.

Sostrata - Rimanete in pace, padre.

Lucrezia - Dio m'aiuti e la Nostra Donna, che io non càpiti male.

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